La lunga facciata gialla della Certosa di Pesio tra gli alberi, con le montagne boscose della Valle Pesio sullo sfondo
Certosa di Pesio — foto: Davide Mauro · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Ci sono luoghi in cui la montagna e la storia si incontrano in modo naturale, senza forzature. La Valle Pesio, a ovest delle Valli Monregalesi, è uno di questi: in fondo alla valle, dove la strada sale tra prati e boschi, compare all'improvviso la lunga facciata della Certosa di Pesio, e subito dietro iniziano i sentieri del Parco naturale del Marguareis. È una meta perfetta per una giornata intera, da vivere con passo lento.

Una certosa del XII secolo

La Certosa sorge a circa 860 metri di quota nel territorio di Chiusa di Pesio, una decina di chilometri sopra il paese. Fu fondata nel 1173 grazie a donazioni di terre da parte degli abitanti di Chiusa e dei signori di Morozzo, e il primo priore, Ulderico, ne guidò la costruzione fino alla fine del secolo. La sua storia non è stata tranquilla: a metà del Trecento i monaci la abbandonarono per i contrasti con le popolazioni locali, per poi tornare e restaurarla all'inizio del Quattrocento; nel 1509 una rivolta popolare scoppiò per questioni di terre. Nel 1634 vi soggiornarono il duca Vittorio Amedeo I di Savoia e Maria Cristina di Francia.

Con l'epoca napoleonica, all'inizio dell'Ottocento, la vita monastica cessò e i beni furono messi all'asta. Nel 1840 il complesso fu acquistato e trasformato in uno stabilimento idroterapico, frequentato da personaggi come Camillo Benso di Cavour e Massimo d'Azeglio. Dal 1934 la Certosa è affidata ai Missionari della Consolata, che ne hanno curato il restauro e la conservazione e che ancora oggi la custodiscono.

Cosa vedere alla Certosa

Il cuore del complesso è il grande chiostro porticato, lunghissimo, su cui si affacciavano un tempo le celle dei monaci: camminarci dentro, nel silenzio, restituisce bene l'idea della vita certosina, fatta di solitudine e preghiera. La chiesa dell'Assunta, del Cinquecento, conserva affreschi dell'epoca. Ricordate che la Certosa è ancora oggi una casa religiosa e un luogo di ritiro spirituale: visitatela con discrezione, rispettando gli spazi riservati e gli eventuali orari di accesso.

Il Parco naturale del Marguareis

Alle spalle della Certosa si estende il Parco naturale del Marguareis, istituito nel 1978 con il nome di Parco naturale dell'Alta Valle Pesio e Tanaro e ribattezzato nel 2012. Prende il nome dalla Punta Marguareis, la vetta più alta delle Alpi Liguri, che supera i 2.600 metri. Oggi il parco è gestito dall'Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Marittime.

Il territorio è soprattutto calcareo e per questo ricchissimo di fenomeni carsici: doline, inghiottitoi e una rete di grotte che si sviluppa per chilometri nel sottosuolo. In superficie si attraversano faggete e abetine, poi pascoli e pietraie d'alta quota. La flora conta circa 1.500 specie, tra cui la rara scarpetta di Venere, un'orchidea protetta. Tra gli animali è facile incontrare camosci e marmotte, e con un po' di fortuna l'aquila reale e il fagiano di monte; dalla metà degli anni Novanta nel parco è tornato anche il lupo.

Il Pis del Pesio e il sentiero delle cascate

L'escursione più famosa della valle parte dal pianoro di Pian delle Gorre, circa 1.030 metri, raggiungibile in auto dalla Certosa. Da qui un sentiero risale la valle passando accanto a una serie di cascate fino al Pis del Pesio, una cascata che sgorga direttamente dalla parete rocciosa, alimentata dal sistema carsico sotterraneo. Il Pis è un fenomeno stagionale: dà il meglio di sé in primavera, con lo scioglimento delle nevi, mentre in altri periodi può ridursi molto o scomparire.

Il giro completo è lungo e richiede buon allenamento; chi cerca una passeggiata più breve può limitarsi ai primi tratti nel bosco e alle cascate più basse. In ogni caso servono scarponi, acqua e abbigliamento a strati.

Da sapere: nelle aree protette delle Alpi Marittime i cani sono ammessi solo al guinzaglio e solo sui percorsi consentiti, e bisogna avere con sé la museruola. Prima di partire consultate le norme e i percorsi aggiornati sul sito ufficiale dell'Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Marittime.

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